La nostra è una provincia, sotto molti aspetti, al di sopra della cosiddetta media nazionale. Basta infatti fare riferimento alla zootecnia, all’agricoltura, alle produzioni vitivinicole ai formaggi etc etc ma ad affincare queste importanti voci dell’economia iblea ci sono anche dati molto interessanti nell’industria, nell’artigianato, nella trasformazione ed anche nel settore della produzione di idrocarburi. Tutti hanno contribuito, nel passato, a rendere Ragusa ” isola nell’isola” per tutti i fattori già descritti. E forse questa nostro sistema che con presunzione che abbiamo cercato di esportare o almeno di pubblicizzare ha creato una specie di opposizione politico-sociale che ha cercato in tutti i modi di ridimesionare l’effetto positivo che ci aveva portato ai vertici delle classifiche regionali. Aveva ragione ieri, durante l’incontro con Armao, l’on Digiacomo quando si riferiva al fatto che troppo spesso siamo finiti sui giornali non per un reale scempio del territorio ma per le battaglie fatte dai notriv o dagli ambientalisti che hanno fatto credere al mondo intero che d anoi si fanno delle porcherie incredibili. Aveva ragione Digiacomo e torto chi per portare avanti le proprie idee è disposto a sacrificare l’immagine e l’economia della propria terra. Non c’è infatti dubbio che il territorio ibleo sia tra i più belli del sud nonostante le tragedie ipotizzate dagli ambientalisti e che le nostre coste si vantino di bandiere blu a dispetto delle piattaforme petrolifere e delle ricerche che si effettuano da oltre 60 anni. Vuol dire che gli abitanti di questa provincia sanno perfettamente come fare a conservare integro il loro ecosistema traendone adeguati benefici economici e riuscendo addirittura anche a rimettere in sesto con il metodo antico i muri a secco. Dunque sembra davvero un’offesa per questa gente che da generazioni svolge il compito descritto, quando li si accusa di voler dilapidare un patrimonio che invece loro amano molto di più di chi potrebbe utilizzare la questione come arma politica. Armao ha detto che il piano paesistico è fatto per la gente ma non ha ascoltato la gente e come fanno i prepotenti, che dalla Sicilia vogliono solo il potere politico ed economico, ci ha rimproverato considerando impossibile qualunque ripensamento. Ora Franco Antoci, presidente e rappresentante di questa provincia rivolge un appello alla regione . “E’ necessario ed urgente – ha dichiarato il presidente Antoci – che Armao si renda conto che le nostre istituzioni pubbliche, i nostri imprenditori hanno inteso l’adozione del Piano Paesaggistico, pubblicato alla fine d’agosto, una imposizione calata dall’alto. Questa terra ha sempre trovato sui grandi temi socio economici, una sintesi condivisa da tutti. Ne facciamo una questione di metodo e di merito poiché pur essendo favorevoli alla tutela dei nostri beni paesaggistici non possiamo tralasciare le legittime esigenze delle nostre aziende. Ho preso atto positivamente che Armao, pur dichiarando che non intende sospendere ne revocare l’adozione del piano, si è detto disponibile a un tavolo tecnico tra i funzionari dell’assessorato regionale e i tecnici dei comuni iblei e dei rappresentanti delle categorie agricole, per esaminare osservazioni e richieste di modifica del piano, impegnandosi a tenerle nella massima considerazione. Sono molto preoccupato – continua Franco Antoci – perché l’entrata in vigore del piano pubblicato il 22 agosto scorso sulla GURS ha già determinato il blocco di tanti cantieri con grandi ripercussioni economiche sul territorio pregiudicando attività che creeranno licenziamenti.”





Lombardo dunque ha firmato il protocollo per l’aeroporto. E lo ha firmato così come era senza che sia stata cambiata una virgola. Insomma una “uscita di cartone” che è servita solo a perdere tempo ed a farsi puntare addosso i riflettori per cercare di far capire a tutti che l’unico giudice ed artefice del futuro siciliano è proprio Lombardo. Ma questa volta ha dovuto fare buon viso a cattiva sorte e non prolungare la crisi. Ora dunque tocca a Comiso e subito dopo a Catania, e cioè la Sac, mettersi a lavorare per farci vedere quanto è importante per loro la struttura. Probabilmente non ci sono più alibi a disposizione e da oggi parte il conto alla rovescia che prevede circa una decina di mesi per arrivare alla piena funzionalità dello scalo. E’ bene però ricordare che non stiamo parlando di un aeroporto capace di indirizzare traffico business su Fiumicino o Linate come qualcuno spererebbe. Questo sarà uno scalo per i charter e forse qualche collegamento per il sud. Ma meglio che niente! Intanto la giunta regionale continua a fare provvedimenti un po strani. Infatti ribadendo quanto gia’ precedentemente deliberato nello scorso mese di febbraio, la giunta ha emanato un atto di indirizzo rivolto agli assessori competenti per materia teso a bloccare la proliferazione di nuovi grandi spazi commerciali e volto a proteggere la piccola e media impresa locale. Ci sembra giustissimo ma il provvedimento arriva quando tutti i guai sono stati fatti e in pratica non c’è più spazio per nuovi centri commerciali. Sembra dunque un’azione soprattutto di facciata. Un altro atto di indirizzo, che segue le prese di posizione del governo regionale, avvenute nelle scorse settimane dopo i numerosi “incidenti” nelle piattaforme petrolifere, riguarda la limitazione proprio alle ricerche di idrocarburi sia nel mare che nell’entroterra siciliano. Un atto teso a prevenire l’attivita’ di trivellazione, incompatibile, secondo la giunta, con l’immenso patrimonio naturalistico, marino e paesaggistico della nostra isola. Anche questa decisione sembra più che altro un cercare consensi in vista di eventuali sfide elettorali. Nessuno ad esempio ha chiesto ai ragusani se sono favorevoli o meno alle ricerche petrolifere sul territorio. Per le piattaforme oggi esiste una preoccupazione reale ma che non è assolutamente da equiparare a quello che accade sulle nostre coste dove da oltre 30 anni si effettuano estrazioni senza il minimo incidente. Inesistente addirittura il problema per quanto riguarda le ricerche a terra. Bloccare questo settore, secondo alcuni, equivale ad un altro attacco all’economia iblea.


















