All’indomani dell’incontro fiume cui ha preso parte l’assessore Armao, si registrano diverse prese di posizione provenienti da associazione ambientaliste e sindacali. Mentre l’as. Armao, in un primo momento poco disposto al dialogo, ha ammorbidito le proprie idee dichiarandosi disposto ad ulteriori incontri dopo il 3 ottobre (sarà a Palermo Benedetto XVI ) per approfondire quantomeno i punti di accordo sul Piano, da Legambiente e da alcune associazioni tematiche in linea con tali dichiarazioni giungono le accuse: gli enti che amministrano il territorio provinciale puntano alla cementificazione delle campagne e il comportamento delle istituzioni durante l’assemblea è stato poco democratico secondo il responsabile provinciale Roberto Conti: ” Il presidente Antoci schierandosi con l’illegalità ha perso credibilità nei confronti dei cittadini della provincia di Ragusa”. Diversa la posizione dei sindacati, in particolare quelli di Cgil, Cisl, Uil assieme a Filctem, Femca e Uilcem di Ragusa, che si schierano accanto ai lavoratori del settore molti dei quali per colpa del Piano proprio in questi giorni stanno perdendo il loro posto di lavoro: “Il piano, così come proposto e adottato, costringe al fermo economico la crescita degli Iblei, mettendo a serio rischio anche il mantenimento dell’economia esistente. È il caso di Enimed, ex Somicem, società del gruppo Eni attiva in Sicilia nell’estrazione del greggio, che ha già speso 26 milioni di euro per il progetto di sviluppo dei pozzi di Tresauro 2, e che oggi -sulla scia dell’adozione di un piano paesaggistico a dir poco illiberale- vede miseramente svanire nel nulla”. Sempre contro l’operato dell’assessorato ai beni culturali si schierano i costruttori iblei. Il presidente dell’Ance, Grassia, infatti, precisa che le forze produttive di tutto il territorio ibleo si stanno compattando per contrastare un’attività certamente non portatrice di grosse soddisfazioni per l’economia locale.








Lombardo dunque ha firmato il protocollo per l’aeroporto. E lo ha firmato così come era senza che sia stata cambiata una virgola. Insomma una “uscita di cartone” che è servita solo a perdere tempo ed a farsi puntare addosso i riflettori per cercare di far capire a tutti che l’unico giudice ed artefice del futuro siciliano è proprio Lombardo. Ma questa volta ha dovuto fare buon viso a cattiva sorte e non prolungare la crisi. Ora dunque tocca a Comiso e subito dopo a Catania, e cioè la Sac, mettersi a lavorare per farci vedere quanto è importante per loro la struttura. Probabilmente non ci sono più alibi a disposizione e da oggi parte il conto alla rovescia che prevede circa una decina di mesi per arrivare alla piena funzionalità dello scalo. E’ bene però ricordare che non stiamo parlando di un aeroporto capace di indirizzare traffico business su Fiumicino o Linate come qualcuno spererebbe. Questo sarà uno scalo per i charter e forse qualche collegamento per il sud. Ma meglio che niente! Intanto la giunta regionale continua a fare provvedimenti un po strani. Infatti ribadendo quanto gia’ precedentemente deliberato nello scorso mese di febbraio, la giunta ha emanato un atto di indirizzo rivolto agli assessori competenti per materia teso a bloccare la proliferazione di nuovi grandi spazi commerciali e volto a proteggere la piccola e media impresa locale. Ci sembra giustissimo ma il provvedimento arriva quando tutti i guai sono stati fatti e in pratica non c’è più spazio per nuovi centri commerciali. Sembra dunque un’azione soprattutto di facciata. Un altro atto di indirizzo, che segue le prese di posizione del governo regionale, avvenute nelle scorse settimane dopo i numerosi “incidenti” nelle piattaforme petrolifere, riguarda la limitazione proprio alle ricerche di idrocarburi sia nel mare che nell’entroterra siciliano. Un atto teso a prevenire l’attivita’ di trivellazione, incompatibile, secondo la giunta, con l’immenso patrimonio naturalistico, marino e paesaggistico della nostra isola. Anche questa decisione sembra più che altro un cercare consensi in vista di eventuali sfide elettorali. Nessuno ad esempio ha chiesto ai ragusani se sono favorevoli o meno alle ricerche petrolifere sul territorio. Per le piattaforme oggi esiste una preoccupazione reale ma che non è assolutamente da equiparare a quello che accade sulle nostre coste dove da oltre 30 anni si effettuano estrazioni senza il minimo incidente. Inesistente addirittura il problema per quanto riguarda le ricerche a terra. Bloccare questo settore, secondo alcuni, equivale ad un altro attacco all’economia iblea.
















